Quanti secoli sono passati dagli anni Settanta? Eppure basta prendere una sua canzone degli anni Settanta, ma davvero una a caso, ed ecco la magia.
Giorgio Gaber è qui e ci parla di adesso, commenta con inarrivabile ironia le notizie del giornale di stamattina.
Lo vedi quasi materializzarsi sul palco, con le pause, i monologhi, le risate, i racconti surreali che sgorgano in canto.
All'epoca le sue poesie erano diventate inni di battaglia. In ogni frase si cercava un riferimento a questo o quel personaggio, questo o quel fatto della politica.
Ma un ventenne di oggi può pensare che Si può sia una satira del Berlusconismo e Libertà è partecipazione una critica ai dirigenti del centrosinistra.
Non c'è nessuno più attuale di Gaber.
Perchè se c'è una cosa che invecchia è la retorica e lui non ne ha mai fatta.
Era libero. Quando tutti i colleghi facevano i comunisti, criticava il PCI. Quando tutti hanno cambiato musica, lui ha scritto il più struggente elogio del comunismo italiano (Qualcuno era comunista). Così per tutto il resto.
Oggi sono tanti a far finta di essere Gaber. Far finta di essere liberi, anarchici, anticonformisti è diventata una tecnica di marketing. I finti Gaber cambiano idea ogni anno per adeguarsi all'anticonformismo della stagione.
Quelli si credono eroi e cercano seguaci, lui si credeva una persona e vedeva nel pubblico un amico con cui discutere alla pari di società, sentimenti, vita.
E siccome il pubblico non è stupido, prima o poi se ne accorge e torna al Gaber vero.
Curzio Maltese, La Repubblica, sabato 25 luglio 2009